12/11/2010

Berlusconi Vs Vendola: considerazioni sull'ennesima crisi di una ex Nazione

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Per l’ennesima volta l’Italia sta affrontando una profonda crisi politica che ormai si trascina da quasi dieci anni, deteriorandosi in proporzione al tempo che passa. Non credo si possa definire questo popolo disinnamorato della politica, tutt’altro, ma piuttosto di come questi politici stiano rappresentando gli interessi del Paese. In largo ritardo ho avuto modo di leggere il libro ‘La Casta’, vomitando letteralmente su ogni azione compiuta dai nostri rappresentanti, ma soprattutto meravigliandomi ancora una volta di come gli italiani siano diventati un popolo ormai addormentato.

Dopo escort, squillo, terremoti e immondizia, dopo leggi ad personam, conflitti di interesse e qualsiasi altra cosa vogliate metterci dentro, ritengo che l’era Berlusconi stia inesorabilmente volgendo al termine. E questa volta per sempre. Eppure di pari passo anche l’opposizione al Governo sta vivendo il suo periodo più basso, smascherando un’anemica personalità assolutamente non in grado di reggere il colpo o di garantire un’ alternativa in caso di collasso dell’Esecutivo. E allora che fare? Limitare i danni è l’unica strategia da applicare per non peggiorare ulteriormente le cose, anche se non nascondo l’amarezza nel constatare che ‘il male minore’ è divenuta la linea di condotta per un Paese che non dovrebbe mai scendere a questo tipo di compromessi con la propria classe dirigente.

Ma gli italiani, si sa, sono un popolo confusionario sulle cose futili: il calcio, le macchine, le moto e le mignotte. Poi se c’è il sole, la pizza e o’ mare tutto può essere accettato. Ecco perché il prossimo presidente del Consiglio, che sarà eletto al massimo entro aprile 2011, sarà l’orgoglioso Nichy Vendola.

Un ottimo parlatore, l’ennesimo. Un poeta capace di tenere per ore un discorso lasciandoti con una sola domanda: “Si ma..alla fine che ha detto”? Eppure per molti rappresenta il futuro, la speranza di una Italia diversa che tale non potrà mai essere se è proprio la cittadinanza a restare immobile. Immobile anche quando si venne a sapere che per una visita istituzionale a New York Nike spese 345mila euro in 4, dico quattro giorni. Eppure per tanti altri rappresenta l’icona della tolleranza, di un Paese più civile, dimenticando che da quando è diventato presidente della Regione stiamo assistendo al maggiore esodo di giovani dalla Puglia. Chi non riesce a governare una sola Regione può mai riuscire con un intero Paese?

 

Se dovessi svegliarti…Dimmi la tua

 

16/09/2010

I Rom e il popolo che nessuno vuole

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Anche se delle volte si potrebbe immaginare il contrario, gli italiani sono tutt’altro che una popolazione razzista. Sono disponibili e aperti al nuovo per abitudine, per cultura ma soprattutto per apatia: l’idea di una crociata a difesa dei valori rappresenterebbe per noi un dispendio di energie assolutamente insopportabile. Ce ne stiamo forse accorgendo a seguito della nostra convivenza con i Rom, sinti e camminanti, una popolazione atipica e apolide in procinto di estinguersi ma che, cifre alla mano, ha trovato in Europa e nel nostro Paese la sua naturale dimora. In Italia secondo lo European Roma Rights Centre si stima che siano tra i 90.000 e i 110.000, mentre secondo l'Opera nomadi ed altre organizzazioni di volontariato gli zingari sarebbero 130mila. In questi ultimi giorni è divampata la polemica tra la Francia di Sarkozy e l’Unione Europea a seguito della decisione dell’Eliseo di rimpatriare 200 rom in Romania e di voler proseguire con le espulsioni. La decisione del presidente francese è stata oggetto di violente contestazioni  verbali e di un certo scetticismo da parte della Comunità internazionale, ma prima di emettere il verdetto finale bisognerebbe considerare le reali problematiche di chi con i rom è costretto a condividere ‘lo spazio’ ogni giorno.

L’esempio migliore che ho da offrirvi è Roma. Ore 08:00 del mattino. Interi gruppi di Rom iniziano a percorrere in sinergia le principali vie della città; alcuni si posizionano ai semafori a lavare i vetri mentre la maggior parte di essi iniziano con bambini al seguito, a volte anche neonati, a chiedere l’elemosina a centinaia di passanti. Sono zingari coraggiosi e fedeli perché  incuranti di vento, pioggia, caldo o freddo ti chiedono offerte in nome di Dio e augurandoti buona fortuna. I più pigri, invece, siedono per ore all’ingresso di negozi e supermercati con la caratteristica mano tesa. Altri, i più spregiudicati, iniziano la delicata fase del borseggio ai turisti e infine i più pazienti coltivano fulminee amicizie con persone anziane e in difficoltà offrendo compagnia e gentilezza prima di sfilare loro il portafogli solitamente con l’aiuto di un complice donna. Eppure non generalizzo: ogni mattina assistiamo e leggiamo inermi episodi del genere.

Tutti i rom poi sono caratterizzati da un elemento comune: zoppicano vistosamente e si aiutano con un bastone che, casualmente, scompare verso l’ora del rientro nelle baracche, lasciando spazio a camminate agili e assolutamente normali. A questo c’è da aggiungere il rito del lavaggio dei panni sporchi e del corpo nelle più belle fontane storiche di Roma solitamente nelle prime ore pomeridiane. Alla luce di quanto detto pare evidente che si necessita di uno sforzo considerevole nel costringere noi stessi e gli altri ad ospitare e integrare questa popolazione e viene facile domandarsi se avere un campo rom sotto casa, con tutto ciò che ne segue, potrebbe essere un deterrente alla diplomazia, la stessa magari sbandierata da quelle persone che inneggiano al fascismo e al razzismo ogni qual volta si cerca di prendere le distanze dagli zingari e dal loro modo di intendere l’esistenza.

Forse sarebbe per noi più facile accoglierli se invece di chiedere l’elemosina utilizzassero un tempo maggiore alla ricerca di un lavoro comune, forse sarebbe stato per noi più semplice se non fossero i principali autori di furti, sia nelle nostre case che nei cimiteri dai quali sottraggono rame e fiori da rivendere al mercato nero.  E per fortuna hanno finito con gli stupri…

Siamo davvero così razzisti?

Dimmi la tua.

03/05/2010

Il 1 Maggio. Viaggio nell'Edera della musica

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Il concerto del 1 Maggio è un evento, inaugurato nel 1990,che vuole celebrare con la musica i diritti dei lavoratori e le battaglie condotte dai sindacati a loro favore. Una manifestazione che dovrebbe essere apolitica ma che invece è divenuta occasione di palese ritrovo della peggiore delle sinistre: quella estrema. Nullafacenti, ubriachi e accompagnatori di cani aggressivi.

L’idea originale era dunque quella di regalare a tutti una sana giornata di musica, gratuitamente in piazza, e far trascorrere ore piacevoli ai cittadini. Adesso invece si è costretti a subire messaggi promozionali contro il Governo di turno, insulti e sollecitazioni negative se si parla di una fazione politica vicina alle destre.

Tengo molto al concertone di Roma, ma rifletto piuttosto sul suo significato attuale e su ciò che lascia nei cuori della gente. Giusto per fare un esempio lo spettacolo che si è tenuto questo 1 Maggio nel mio cuore ha lasciato: 550 interventi con ambulanze, tra questi 5 per soccorrere persone in gravissime condizioni, 50 tonnellate di rifiuti, 38 arresti per episodi di microcriminalità e kg di hashish e cocaina sequestrati. Tutto questo in Italia, in un giorno solo e con un pubblico fatto prevalentemente di giovani: la cosiddetta nuova generazione.

Dimmi la tua